MiR500 vincitore del German Innovation Award 2020

Il MiR500 è stato eletto vincitore del German Innovation Award 2020, nella categoria Excellence in Business to Business, Logistics & Infrastructure.

MiR500 German Innovation Award

I German Innovation Award premiano prodotti e soluzioni che si distinguono principalmente per la loro capacità di porre al centro l’utilizzatore e per il loro valore aggiunto rispetto ad altre soluzioni in tutti i settori industriali. Queste soluzioni, infatti, possono essere considerate innovazioni che modellano il futuro e migliorano l’efficienza delle nostre industrie. Il concorso rende visibili a un vasto pubblico risultati eccezionali e ne garantisce un posizionamento di successo sul mercato.

Il MiR500 è stato progettato per automatizzare il trasporto di pallet e carichi pesanti. Con un carico utile di 500 kg e un’impronta di 1350×920 mm, MiR500 è un AMR collaborativo che si muove in totale sicurezza intorno a persone e ostacoli.

Con una tecnologia avanzata e un software sofisticato, il robot naviga autonomamente per trovare il percorso più efficiente per la sua destinazione. Quando incontra ostacoli, ricalcola automaticamente il percorso per evitare ritardi costosi nei processi logistici. È probabilmente l’AMR più sicuro sul mercato, con scanner laser che gli offrono una visuale a 360 gradi. Le telecamere 3D hanno una portata di 2.000 mm sul livello del pavimento e 24 sensori in prossimità degli angoli gli consentono di rilevare pallet.

Con 700 iscrizioni al German Innovation Award 2020, è un onore vederlo premiato come vincitore.

L’industria che si mobilita ai tempi del coronavirus

Fare in fretta e bene: questo l’imperativo categorico che ha fatto da pungolo e da motivazione alle aziende coinvolte, anche se nelle retrovia, nella battaglia contro la pandemia. Riconvertirsi, ripensarsi, riorganizzarsi e sfruttare al massimo le proprie competenze: sono state le parole chiave.

Niente è mai a senso unico. Chi ha realmente competenze e capacità riuscirà comunque a metterle a frutto anche in contesti diversi da quello iniziale. E l’emergenza sanitaria che stiamo attraversando lo ha messo bene in luce: le aziende sono cambiate e non solo perché si sono dovute confrontare con nuovi ritmi, nuove distanze e una diversa organizzazione del lavoro. Molte sono cambiate perché hanno riconvertito la propria produzione e modificato volumitarget di riferimento. In altri termini, si sono adattate alla contingenza con l’obiettivo primario di offrire il proprio contributo contro l’attacco pandemico.

Ultravioletto e ozono

Mai come oggi concetti come igienizzazione e purificazione dell’ambiente sono stati così popolari. E il passaggio dell’Italia nella Fase 2, non farà che accentuarne la centralità. Il mercato cercherà sistemi efficaci, affidabili e innovativi. Con Enzo Catenacci, Chief Business Development Officier di Autognity, parliamo dei nuovi sistemi di sanificazione frutto della joint venture tra la sua azienda, che fa parte del gruppo Purity ed è attiva nell’ambito dell’automazione e dell’AI, e K.L.A.IN.robotics, che distribuisce robot per il mondo della Factory Automation e componenti di Meccatronica. “Il nostro sistema, denominato PHS, – ci spiega Catenacci – permette la disinfezione continua e costante di qualsiasi ambiente ritenuto a rischio e di superfici anche altamente contaminate e difficilmente sanificabili, mediante le procedure ordinarie”. PHS combina l’effetto dell’irraggiamento ultravioletto a quello della diffusione dell’ozono. “Nel sistema proposto, dispositivi UV a bassa pressione, con funzione ‘germicida’, sfruttano luce UV-C per ottenere la rapida sterilizzazione di batteri, muffe, funghi, virus e microrganismi su superfici, aria ed acqua – prosegue -. Di fatto, in questa tipologia di dispositivi, circa il 40% di energia elettrica è convertito direttamente in radiazioni UV-C con emissione monocromatica a 254 nm per l’azione germicida ed a 185 nm per favorire processi di ossidazione sulle superfici. Il sistema include inoltre generatori di ozono che impiegano componenti UV a bassa pressione ai vapori di mercurio”. L’ozono è un forte agente ossidante che, reagendo con una moltitudine di composti organici, disinfetta aria ed acqua, “peraltro, è anche un deodorante altamente efficiente in grado di sterilizzare completamente ambienti e superfici da muffe e batteri presenti nell’aria. Il vetro di quarzo sintetico consente di ottenere una maggiore efficienza di trasmissione UV a 185 nm – dice Catenacci -. A valle del processo di disinfezione, un sistema addizionale provvederà a rimuovere l’ozono residuo presente nell’ambiente riportandolo ai livelli naturali”. Il sistema è declinato in tre modelli, utilizzabili in contesti differenti: “Il modello PHS-M – spiega Catenacci – rappresenta la più recente tecnologia di disinfezione di aria e superficie UV-C ed ozono costante progettata specificamente per tutte le aree sanitarie, produttive, caserme. Incorpora caratteristiche di design uniche che, combinatamente con l’ozono, riduce le ‘zone d’ombra’ dell’area da trattare. Il modulo PHS è alloggiato su un robot MiR caratterizzato da un sistema di guida autonomo che lo rende perfetto e adatto alla disinfezione di ogni spazio operativo”. Il PHS-S è un robot di disinfezione UV ad alto rendimento che utilizza la tecnologia di mappatura ambientale per fornire una dose germicida rapida ed efficace di energia UV-C a onda continua, uccidendo germi e agenti patogeni quando e dove è richiesto. Si adatta a contesti quali aeroporti, stazioni ferroviarie, metropolitane, navi da crociera”. “Infine – conclude – PHS-P costituisce il più piccolo e potente sistema di disinfezione ed è indicato per la sanificazione di ambienti ristretti come ambulanze, toilette pubbliche, stanze d’albergo più piccole, laboratori, auto a noleggio, taxi, autobus di linea”.

Oggi e domani

Cosa significa, chiediamo, offrire il proprio apporto tecnologico in questo frangente? “Ci rende orgogliosi e dà senso a quello che facciamo, quotidianamente, con grande passione e sacrificio – indica il Chief Business Development Officier di Autognity -. Trovare un equilibrio tra ricerca ed etica è fondamentale quando si tratta della salute umana ed è il modus operandi di chi, in trincea, lavora per arginare l’avanzata del coronavirus. Dovrebbe esserlo però anche per chi nella retroguardia compie un’azione non meno importante nel ricercare soluzioni per contrastare la pandemia. Chi ricopre un ruolo scientifico importante per la ricerca, deve avere anche un adeguato atteggiamento etico che concili le legittime esigenze economiche con la responsabilità sanitaria e sociale di cui sono investite. L’interesse collettivo va sempre anteposto a quello esclusivamente industriale”. Venendo poi alle prospettive di mercato future, Catenacci osserva come le ipotesi attuali si dividano tra una ripresa a forma di V ed una a forma di L. “La prima rappresenta un dopo emergenza caratterizzato da una veloce ripresa dell’economia grazie alla crescita di domanda e la riapertura delle attività attualmente ferme. La seconda ipotesi prevede una ripresa più lenta dopo un drastico calo dell’economia, come accaduto in seguito alla crisi del 2008. Il post Covid-19 sarà come un dopoguerra, con le sue macerie, la necessità di ricostruzione – entra nel dettaglio -. L’Italia ha gli strumenti per ridisegnare un sistema paese più forte e più giusto”. A proposito del futuro specifico del business aziendale, puntualizza come nelle nostre aziende si parli di patrimonio intellettuale che ama il proprio lavoro: si parla di economia della felicità. “Governiamo molte delle tecnologie emergenti, pertanto ci aspettiamo di continuare a crescere sensibilmente. Crediamo che il mercato abbia bisogno di speranza ma soprattutto di storie. Continueremo ad aspettarci molto dal futuro del nostro business cercando ancora successi imprenditoriali contestualmente all’opportunità per restituire alle persone un po’ del nostro sapere, del nostro mestiere – conclude -. Non ci fermeremo perché crediamo che progetti come questo rappresentino un elogio al pensiero e chiunque può farlo proprio”.

La piattaforma Omnia

Tra i marosi scatenati da Covid-19, Masmec è assurto agli onori delle cronache per le sue soluzioni medicali, strettamente collegate all’emergenza. Ma di fatto, l’azienda vanta una storica presenza nel mercato della diagnostica, grazie alle sue piattaforme Omnia. Il suo presidente, Michele Vinci, ci spiega in che modo il know how aziendale sia stato messo al servizio delle strutture ospedaliere: “Le apparecchiature della nostra divisione biomedicale sono nate per migliorare il flusso di lavoro dei laboratori di ricerca e di diagnostica tramite l’automazione su misura. I laboratori hanno sempre più bisogno di eseguire protocolli complessi, su campioni numerosi, in poco tempo e con risultati accurati. Questo bisogno si scontra con i limiti dei metodi manuali, che sono lunghi, talvolta anche rischiosi e soggetti all’errore umano”. “Invece le nostre piattaforme – prosegue – automatizzano moltissimi protocolli di biologia molecolare, come l’estrazione degli acidi nucleici e la preparazione al sequenziamento di nuova generazione”. Questo permette di abbattere i tempi, perché le macchine processano più campioni contemporaneamente, e di garantire sicurezza e precisione. Ogni piattaforma viene sviluppata secondo le specifiche necessità di ciascun laboratorio, grazie alla modularità dell’hardware e del software. “Quando è insorta l’epidemia Covid-19 in Italia – prosegue Vinci – ci siamo chiesti come potessimo renderci utili con le nostre competenze, come potessimo metterle al servizio delle necessità sanitarie e produttive della comunità. La flessibilità non ci è mai mancata, lo sanno bene sia i nostri clienti del settore medicale che, forse ancora di più, quelli dell’automotive, perché per loro produciamo impianti produttivi personalizzati da decenni”. A questo si aggiunge l’altro caposaldo di Masmec, lo spirito innovativo. “Così rapidissimamente abbiamo messo a punto una piattaforma Omnia per la diagnosi da tampone di Covid-19 e un macchinario per il test delle mascherine”, indica con orgoglio.

PARLIAMO DI ADATTAMENTO

“In questi ultimi tempi – spiega Vinci – abbiamo implementato sulla piattaforma Omnia un protocollo per accelerare l’estrazione dell’RNA dai tamponi, che rappresenta la fase propedeutica alla diagnosi di positività o negatività al SARS-CoV-2. La macchina processa 24 campioni in 90 minuti, nello stesso tempo un operatore riuscirebbe a processarne solo uno. Abbiamo donato il primo esemplare al Policlinico di Bari, dove abbiamo svolto la sperimentazione con il Dipartimento di Igiene dell’Università di Bari”. Inoltre, con il coordinamento del Politecnico di Bari, Masmec sta dando una mano alle aziende che si stanno riconvertendo per produrre mascherine, sfruttando la propria esperienza nel test dei componenti per allestire un sistema per il test di respirabilità dei tessuti. Sul fronte dell’attività produttiva, spiega Vinci: “Riceviamo tantissime richieste per le piattaforme e i reagenti per i laboratori Covid-19 istituiti presso le varie strutture sanitarie nazionali ed estere. Stiamo lavorando al massimo delle nostre capacità per soddisfarle, in partnership con una grande azienda farmaceutica italiana. Specialisti di prodotto, biologi, sviluppatori software, ingegneri, tecnici di montaggio esperti, commerciali e buyer: siamo tutti impegnati, su fronti diversi, a recepire e approfondire le richieste che ci arrivano e ad attivarci per evaderle rapidamente, perché mai come adesso un giorno in più o in meno fa la differenza”. Si può parlare di riconversione della vostra offerta? “Parlerei di capacità di adattamento più che di riconversione – precisa il presidente-. La piattaforma Omnia nasce come apparecchiatura personalizzabile per la diagnostica. Negli anni abbiamo implementato svariati protocolli in base alle esigenze di ciascun laboratorio. Nell’emergenza abbiamo messo a punto anche quello per velocizzare la diagnosi del nuovo coronavirus. Piuttosto mi sembra che questa crisi abbia fatto emergere con drammatica evidenza l’importanza della ricerca e della tecnologia in sanità.” Infine, uno sguardo al futuro: “Il nostro augurio è che l’emergenza passi presto, ma che resti la consapevolezza dei vantaggi dell’impiego dell’alta tecnologia nella diagnostica di laboratorio. Che si tratti di diagnosi di Covid-19, di diagnosi prenatale o di predisposizione genetica all’insorgenza di determinate patologie, resteremo sempre al fianco dei laboratori che vogliano migliorare i loro processi attraverso l’automazione e permettere agli operatori di dedicarsi a compiti a maggior valore aggiunto, mentre le macchine lavorano per loro”.

MASCHERA D’EMERGENZA

Tre giorni: tanto c’è voluto per passare dall’idea al progetto. “E d’altronde – precisa Alessandro Romaioli Technical Officer di Isinnova, azienda bresciana che si occupa di consulenza aziendale per lo sviluppo di progetti innovativi -, non avremmo potuto fare diversamente: si lavorava d’urgenza per far fronte a una necessità sanitaria di dimensioni impreviste e imprevedibili. La parola d’ordine era velocità”. Un tour de force con un obiettivo preciso: realizzare una maschera d’emergenza per respiratori ospedalieri, che sopperisse – nei giorni in cui nel nostro Paese più duramente imperversava l’epidemia di Covid-19 – alla carenza di maschere C-PAP per terapia sub-intensiva. “L’idea- ci racconta- è nata grazie al dottore Renato Favero, ex primario dell’Ospedale di Gardone Valtrompia, ispirato e illuminato – diciamolo pure – dalle forti analogie tra i ventilatori ospedalieri e le maschere da snorkeling, in particolare la Easybreath quella ideata, prodotta e distribuita da Decathlon”. “La sua idea – commenta Romaioli – ci ha conquistato immediatamente e ci siamo mossi subito per verificare con l’insegna sportiva la disponibilità dei pezzi. La fortuna ha voluto che le scorte in magazzino fossero sufficienti (circa 10 mila pezzi) e siamo così passati  alla fase B: studiare il nuovo raccordo per l’ossigeno, la valvola Charlotte, che abbiamo inizialmente stampato in 3D”. Gli step del progetto hanno previsto l’eliminazione del respiratore della maschera, rimpiazzato da questo aggancio progettato ad hoc e dotato di un ingresso per l’ossigeno e di un’uscita con filtro Peep. “Il prototipo di Easy Covid 19 è stato testato su un nostro collega direttamente all’Ospedale di Chiari, innestandolo al corpo del respiratore: il collaudo ha avuto successo – continua -. Così, per impedire eventuali speculazioni sul prezzo del componente, abbiamo deciso di brevettare la valvola di raccordo. Ovviamente il brevetto rimarrà ad uso libero in modo che tutti gli ospedali possano usufruirne”. E successivamente il progetto si è diffuso su scala nazionale. “Pertanto dalla stampa 3D siamo passati, grazie alla disponibilità del Gruppo Oldrati, a realizzare una stampo a iniezione che garantisca una produzione industriale in serie – indica Romagnoli -. Ribadisco che né la maschera né il raccordo valvolare sono certificati: sono nati in una situazione emergenziale e il loro impiego è subordinato a una situazione di cogente necessità. Visti questi presupposti ritengo che fuori dall’emergenza il progetto si esaurirà”. Quello che non finirà, invece, è il sollievo di chi è stato aiutato dalla maschera e l’orgoglio di chi tale aiuto è riuscito a darlo, fidandosi di un’idea inedita (magari imprevedibile), ma buona.

LAVORO DI SQUADRA

Leader nella progettazione di macchinari per dispositivi igienico sanitari, allo scoppiare delle crisi Fameccanica si è adoperata immediatamente per far fronte alla carenza di presidi sanitari come ci racconta l’ingegnere Ettore Paolini, direttore Vendite, Marketing & Comunicazione dell’azienda: “Fameccanica ha intrapreso diverse iniziative rispondendo in maniera attiva e partecipe all’emergenza. Ha supportato Fater per modificare macchinari già esistenti e renderla in grado di produrre mascherine chirurgiche monouso. Le prime mascherine sono state prodotte e distribuite alla Protezione Civile Italiana, che sarà in grado di raggiungere chi ha bisogno di aiuto”. Già dal mese di gennaio, Fameccanica ha iniziato a progettare la FPM-E, una macchina che produce mascherine chirurgiche, anticipando l’enorme esigenza di questi presidi igienico-sanitari. “I nostri progettisti – ci racconta Paolini – sono stati attenti nell’analizzare processi a noi già noti per riadattarli alla produzione di mascherine, nel più breve tempo possibile e rispettando elevati standard qualitativi: i nostri macchinari realizzano prodotti per l’igiene, che hanno specifiche stringenti, alle quali si rischia di non rispondere per variazioni di dimensioni dell’ordine di pochi millimetri”. “Se immagina che il tutto si è svolto in video conferenza, a distanza – prosegue l’ingegnere – senza la possibilità di fare sopralluoghi sulle macchine attualmente presenti nel plant, capirà come la loro conoscenza delle macchine e la loro inventiva abbiano giocato un ruolo essenziale. C’è stato un enorme lavoro di squadra”. Ma cosa ha significato riconvertire la produzione a ritmi emergenziali? “Sicuramente lo stravolgimento della pianificazione, sia delle attività di progettazione che quelle di produzione – commenta Paolini -. Ciò rende necessarie adeguate capacità di replanning e problem solving, unitamente a capacità di gestione dei progetti in corso e di gestione degli approvvigionamenti, per nulla facili nel periodo che stiamo vivendo. I fattori coinvolti sono molteplici e sono sì manageriali ma anche, e soprattutto, umani. Decisioni del genere vedono coinvolti più attori, quindi è richiesto un livello di coordinamento e collaborazione massimo. Noi volevamo raggiungere il risultato in poco tempo e ce l’abbiamo fatta”. Per chiudere un suo commento sulla capacità di reinventarsi che ha caratterizza l’Italia in emergenza. “La capacità imprenditoriale italiana si commenta da sé: la storia ci ha fornito vari esempi di come gli italiani abbiano sempre saputo riemergere da periodi di crisi e più forti di prima. Ciò che mi piace osservare, nel contesto storico che stiamo vivendo, è come questo spirito di iniziativa riguardi tutti gli italiani, non solo i grandi imprenditori. Riguarda anche le piccole imprese che, magari, stanno vivendo la maggiore difficoltà in termini economici eppure trovano le risorse per rinnovarsi, reinvestono velocemente e sono pronte a nuove sfide”. “È commovente – chiosa Paolini – e, insieme, molto motivante”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“RMO”, Maggio 2020

Maggior produttività per confezionare lipstick

Progea Leonardo, in partnership con K.L.A.IN.robotics, lancia un nuovo sistema di confezionamento di lipstick. Grazie all’impiego del robot antropomorfo DENSO mod. VS6577 riesce a garantire un flusso di 70 pezzi/min, registrando un aumento della produttività del 110%.

A Progea Leonardo, giovane realtà dinamica e innovativa che opera da anni nel settore delle macchine speciali e delle attrezzature meccaniche (di cui segue tutta la fase di progettazione, fino alla realizzazione del macchinario stesso) le sfide piacciono. E soprattutto piace vincerle. Proprio come è accaduto di recente con il nuovo sistema per il confezionamento di lipstick, realizzato con la partnership di K.L.A.IN.robotics. Il sistema, realizzato per una nota Casa di cosmetici e prodotti di bellezza italiana, è in grado di raggiungere un flusso di 70 pezzi/min ed è stato pensato per garantire alti standard di produzione e massima precisione.

Tra tutti i settori in cui opera, quello cosmetico è molto affascinante ed è per questo che, negli ultimi quattro anni, Progea Leonardo ha iniziato a produrre macchine per la compattazione di cipria, oppure per la gestione di prodotti finiti come rossetto e mascara, e dosatori volumetrici per creme e liquidi. Ricerca, progettazione e automazione sono i componenti chiave che sostengono l’azienda nella propria crescita e che hanno portato all’incontro con K.L.A.IN.robotics, da  vent’anni nel settore della distribuzione di robot per il mondo della Factory Automation e componenti di meccatronica. ‘’Durante il nostro scouting tecnologico abbiamo avuto la possibilità di conoscere le soluzioni innovative di K.L.A.IN.robotics, nonché un team altamente specializzato – ha detto Angelo Giarola, Technical Engineer di Progea Leonardo -. Quello che apprezziamo maggiormente della collaborazione con K.L.A.IN.robotics è l’aver trovato un’azienda che, come noi, è mossa da grande passione  d’energia positiva”. Grazie all’impiego del robot antropomorfo Denso mod. VS6577, infatti, si è potuto avere un aumento della produttività del 110%, infatti da una richiesta iniziale di 60 pezzi/min, la macchina garantisce 70 pezzi/min.

Il confezionamento lipstick

Per le operazioni di confezionamento ci si avvale della macchina A19020, realizzata con lo scopo di sostituire l’operatore a monte della linea di confezionamento dei rossetti. Progettata e costruita in una solo struttura portante, la macchina è divisa in 3 aree distinte, carico ‘A’, presa e deposito ‘B’, scarico termoformati vuoti ‘C’; tutte queste aree sono controllate in modo indipendente da un PLC Safety.

La linea di confezionamento con il robot Denso

La prima area ‘A’ è dedicata alla zona di carico dei vassoi con i rossetti dove un operatore posiziona all’interno di un carrello a 13 ripiani due termoformati per piano contenenti 110 lipstick cadauno. Ovviamente per garantire un’efficienza continua alla macchina, per evitare attese e sprechi di tempo, sono stati costruiti più carrelli per permettere agli operatori di riempire questi ‘buffer’ mentre la macchina sta lavorando. La seconda area ‘B’ è l’area di lavoro dove è stato collocato un robot antropomorfo Denso VS6577 con un tool a depressione controllata a due prese indipendenti, una tavola rotante meccanica a 4 posizioni che serve per il posizionamento nell’area del robot, da buffer e per la posizione di scarico termoformato vuoto. Sempre nell’area ‘B’ è posizionata anche una piccola stazione pneumatica indipendente che è stata chiamata ‘fisarmonica’ perché ha lo stesso movimento e poi un nastro a catena di precisione con facchini dedicati al deposito del prodotto a monte della linea di etichettatura e confezionamento. Infine c’è l’area di scarico ‘C’ dove si trovano un piccolo magazzino ed un pick & place pneumatico a 4 assi, che ha il compito di prelevare dalla tavola rotante il termoformato vuoto e lo va ad impilare nell’area vuota di scarico. Al massimo si può accumulare il quantitativo di vassoi contenuti in 4 carrelli. Perché è stato scelto di dividere la macchina in 3 aree distinte? Perché così non viene penalizzata la produzione della linea di confezionamento a valle, garantendo sempre una presa ed un deposito da parte del robot antropomorfo senza dover continuare a riarmare gli ausiliari ogni volta che si aprono le porte per l’estrazione e l’inserimento di un nuovo carrello o per lo svuotamento manuale dei termoformati vuoti. Questa è stata la mossa vincente che ha permesso di soddisfare le richieste del cliente aumentando anche i ritmi di produzione della linea con un +10% rispetto a quello che si poteva ottenere con un carico manuale da operatore.

Come funziona l’applicazione

In breve, ecco una descrizione del funzionamento della macchina, a partire dalla sua accensione. L’attivazione da parte dell’operatore avviene, girando l’interruttore generale della 400 Vac posto sul quadro elettrico. Avviata elettricamente, si azionano  al pannello di controllo gli ausiliari che attivano i circuiti 24 Vdc i quali – a loro volta – mettono in azione anche le utenze dell’aria compressa a 6 bar nei vari cilindri pneumatici. A questo punto si devono azzerare gli assi elettrici della macchina, asse verticale di carico del carrello area ‘A’, asse orizzontale di carico vassoi termoformati pieni dal carrello sulla tavola area ‘B’ e bisogna assicurarsi che il robot sia nella sua posizione di Home.

Con il robot antropomorfo Denso si è potuto avere un aumento della produttività del 110%.

Fatti gli azzeramenti si può provvedere alla preparazione del carico della macchina. Viene aperta la porta di carico del magazzino, si inserisce il carrello pieno di 26 termoformati pieni lipstick, lo si blocca con la staffa lock controllata da un sensore, si chiude la porta del magazzino e si pigia il pulsante azzurro che attiva gli ausiliari dell’area ‘A’. Ci si pone adesso di fronte al pannello di controllo touch screen, si posiziona in automatico la ‘chiave’ sul mini pendant del robot Denso e si preme ‘avvio ciclo’ sulla pagina home del touch screen. Il carrello con termoformati comincia a salire in verticale ‘area A’ per posizionarsi sul primo vassoio da prendere e questa operazione verrà ripetuta 13 volte; dopo di che il carrello sarà completamente vuoto e pronto per essere sostituito con un altro pieno. Quando il carrello è in posizione corretta l’asse di carico si estende fino posizionarsi esattamente sotto al primo vassoio, un piccolo pick & place solleva il vassoio dal carrello permettendo al braccio asse di ritornare in posizione raccolta sotto alla tavola depositando il vassoio pieno del ‘buffer’ della tavola rotante. Al consenso elettronico di vassoio depositato correttamente la tavola può ruotare posizionando il termoformato nell’area di scarico del robot. Una volta che sia stata rilevata la presenza corretta del vassoio pieno, il robot comincia a prelevare 11 lipstick per volta con il tool sopracitato e li deposita sulla stazione a fisarmonica che ha il compito di allargare l’interasse tra un lipstick. Replicando esattamente il passo dei facchini sulla catena del nastro di deposito. È in questa fase che il robot Denso li riprende con il tool a depressione, ma nella seconda posizione avente il passo uguale a quello creato dalla stazione pneumatica ‘fisarmonica’, e li trasporta depositando i lipstick sul nastro a facchini. Ovviamente il deposito sul nastro avviene solo e soltanto se il nastro a facchini della linea di bollinatura a valle è azionato ed il PLC ha dato conferma di possibile deposito nell’area dedicata e controllata da fotocellule. L’applicazione è altamente performante e si adatta per gestire fino a tre tipi diversi di lipstick, con un semplice cambio di quote. A proposito della gestione e dell’utilizzo del nuovo macchinario, così ha commentato Angelo Giarola: ‘’Abbiamo intenzione di investire nel presente e nel utilizzare i robot su svariate applicazioni sempre più customizzate”. È quindi chiaro che l’azienda, con uno sguardo rivolto alla piena soddisfazione delle diverse esigenze del mercato, punta ad una crescita costante, e a diventare un partner strategico per lo sviluppo e l’innovazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“RMO”, Maggio 2020

 

Da Brescia i robot per togliere i batteri con l’ozono

Fabio Greco ha fondato la Klain Robotics a Brescia una ventina d’anni fa. È la prova che tanti italiani sanno tirare fuori il meglio dalle situazioni difficili. La sua azienda distribuisce i robot dei principali marchi mondiali (dalla giapponese Denso a Hyundai) in Italia e in Europa. Una piccola impresa della provincia italiana con un fatturato dichiarato di circa nove milioni di euro e una ventina di dipendenti. In questo periodo era ferma, come molte altre attività.

«Qualche settimana fa — racconta Greco — mi sono chiesto: quali robot per la disinfezione ci sono sul mercato? Ho notato che i pochi esistenti operano esclusivamente con i raggi Uv-C che igienizzano soltanto le superfici che toccano direttamente». Allora ha pensato: «Perché non produrne uno che utilizzi contemporaneamente raggi Uv-C e ozono, che viene disperso nell’aria?». L’azione combinata, penetrando nelle pareti cellulari di batteri, virus e spore batteriche, danneggia il loro apparato riproduttivo impedendone la proliferazione. Insieme con la sua cliente toscana Autognity, che produce robot, Klain Robotics
ha iniziato a testare Pro Health System. È un sistema di disinfezione che utilizza raggi Uv-C e ozono, generati da una lampada a scarica in vapore di mercurio a bassa pressione, in grado di emettere radiazioni Uv-C da 100a 280 nanometri, con un marcato effetto germicida. Oggi le due aziende stanno per costituire insieme una terza società, Raybotics, che produce e vende i robot per la disinfezione. «In meno di due settimane abbiamo già ricevuto oltre 350 richieste da tutto il mondo: dalla Colombia all’Italia, da Londra agli Emirati Arabi. Abbiamo già cominciato a produrre».

Sono tre i robot al momento disponibili: uno mobile per grandi ambienti come siti produttivi, uno montato su un carrellino manuale per spazi di media dimensione e l’altro portatile, per ambienti più piccoli come aerei o stanze di hotel: «Stiamo già studiando un’altra serie di tre robot disinfettanti, uno dei quali potrebbe usare anche i droni», dice Greco.

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I robot Pro Health System sono dotati di software di intelligenza artificiale in grado di raccogliere e analizzare i dati,  stampare report, documentare i trattamenti avvenuti. Hanno poi un dispositivo che abbatte l’effetto residuo dell’ozono, che rende l’ambiente immediatamente utilizzabile dopo la disinfezione. «Abbiamo già ricevuto proposte di acquisizione da parte di gruppi arabi e non solo — dice Greco—. Ma vogliamo mantenere il controllo della società, restare in Italia e far crescere gli affari».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“L’Economia del Corriere della Sera”, 4 maggio 2020

 

Klain lancia il robot che pulisce l’aria dai virus usando ozono e raggi Uv-C

il sistema per sanificare gli ambienti prodotto dalla societÀ guidata da greco: «primi testi negli ospedali»

Klain Robotics è un’azienda di distribuzione bresciana con il «pallino» per i robot e la tecnologia: fin dalla sua nascita, 20 anni fa, la sua missione è stata infatti rifornire il mercato italiano e svizzero di robot industriali, collaborativi, antropomorfi e chi più ne ha più ne metta.

Non stupisce dunque che allo scoppiare della pandemia di coronavirus il titolare, l’ingegner Fabio Greco, abbia subito buttato l’occhio sulle più evolute soluzioni tecnologiche per combatterlo, quelle relative alla sanificazione degli ambienti (e non solo) in primis.

«Agli inizi di marzo, in piena emergenza, ho iniziato ad interessarmi delle tecnologie utilizzate per la disinfezione industriale ed ho notato che tutti utilizzavano i raggi Uv-Z, in grado di sterilizzare le superfici che colpiscono – racconta Greco -: la mia idea è stata però di fare un ulteriore passo avanti, e dopo aver contattato una nostra azienda partner abbiamo deciso di provare a realizzare un prodotto nuovo, che combinasse i raggi Uv-C con l’ozono».

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Detto fatto. In poco più di 3 settimane la Klain Robotics e la sua partner, la toscana Autognity, specializzata proprio nella produzione di robot, hanno iniziato a proporre al mercato Pro Health System, un sistema di disinfezione (sviluppato dal Gruppo Purity) che utilizza raggi Uv-C e ozono, generati da una lampada a scarica in vapore di mercurio a bassa pressione in grado di emettere radiazioni elettromagnetiche a corta lunghezza d’onda (UVC), da 100nm a 280nm, caratterizzate da un marcato effetto germicida.

L’azione combinata dei raggi UV-C e dell’ozono, penetrando nelle pareti cellulari di batteri, virus e spore batteriche, danneggia il loro apparato riproduttivo, impedendone la proliferazione e sanificando così in modo ancora più ampio da quanto fatto con i soli raggi.

La newco. «Proprio questa settimana io ed il mio collega della Autognity abbiamo firmato per una newco, Raybotics, che si occuperà in tutto e per tutto della produzione e commercializzazione di questi sistemi», prosegue Greco che aggiunge: «Finito tutto questo, tornerò ad occuparmi di robotica».

I sistemi di sanificazione Pro Health System sono disponibili in 3 modelli: PHS-M, che monta le lampade su un robot mobile e consente di trattare grandi ambienti come magazzini, fabbriche e centri commerciali; PHS-S, in cui le lampade sono montate su un carrellino movibile e serve per stabili di medie dimensioni e PHS-P, per ambienti medio piccoli, dalle ambulanze alle singole stanze.

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«I primi li consegniamo proprio questa settimana, e a breve faremo anche una sperimentazione direttamente sul Covid in un reparto di malattie infettive del Nord Italia», conclude Greco che in questo periodo di emergenza, con la sua Klain Robotics (22 dipendenti e 9 milioni di fatturato annuo) sta proponendo anche un altro prodotto decisamente attuale: il Safe Distance Controller (dell’austriaca Safedi), un sistema che attraverso sensori collegati in Bluetooth aiuta a mantenere la distanza di sicurezza, perché appena due persone si avvicinano emette un unico segnale visivo e acustico d’allerta.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Giornale di Brescia”, 7 maggio 2020

Pro Health System, evoluto “virus-killer”

L’eccezionalità di un momento storico come quello che stiamo vivendo caratterizzato dall’emergenza Covid-19, dall’ampiezza e dalla gravità di un contagio che in varie parti del mondo si sta cercando di limitare, ha portato K.L.A.IN. RoboticsAutognity Srl a stringere un’alleanza strategico-operativa per concepire sistemi volti al contenimento del rischio biologico partendo dai principi di infettività, patogenicità e trasmissibilità. L’obiettivo è contrastare microorganismi dotati di particolare virulenza attraverso dispositivi efficaci che possano neutralizzare agenti biologici riducendone le modalità trasmissive. Le due aziende hanno progettato Pro Health System, un sistema di disinfezione sviluppato dal Gruppo Purity, che utilizza raggi UV-C e ozono, generati da una lampada a scarica in vapore di mercurio a bassa pressione in grado di emettere radiazioni elettromagnetiche a corta lunghezza d’onda (UVC), da 100 nm a 280 nm, caratterizzate da un marcato effetto germicida.

Pro Health SystemPro Health System

LA TECNOLOGIA

L’azione combinata dei raggi UV-C e dell’ozono, penetrando nelle pareti cellulari di batteri, virus e spore batteriche, danneggia il loro apparato riproduttivo, impedendone la proliferazione. Che cosa avviene nello specifico? Nel sistema proposto, dispositivi UV a bassa pressione, con funzione “germicida”, sfruttano luce UV-C per ottenere la rapida sterilizzazione di batteri, muffe, funghi, virus e microrganismi sia in aria che in acqua. Infatti, in questa tipologia di dispositivi, circa il 40% di energia elettrica è convertito direttamente in radiazioni UV-C con emissione monocromatica a 254 nm per l’azione germicida ed a 185 nm Pro Health Systemper favorire processi di ossidazione sulle superfici. Il sistema include inoltre generatori di ozono che impiegano componenti UV a bassa pressione ai vapori di mercurio. L’ozono è un forte agente ossidante che, reagendo con una moltitudine di composti organici, disinfetta aria ed acqua; inoltre, è anche un deodorante altamente efficiente in grado di sterilizzare completamente ambienti e superfici da muffe e batteri presenti nell’aria. Il vetro di quarzo sintetico consente di ottenere una maggiore efficienza di  trasmissione UV a 185 nm. A valle del processo di disinfezione, un sistema addizionale provvederà a rimuovere l’ozono residuo presente nell’ambiente riportandolo ai livelli naturali.

Alta efficacia, massima sicurezza

La nuova tecnologia è in grado di lavorare completamente in autonomia. Riduce le infezioni contratte in presidi ospedalieri sino al 34,2% attraverso cicli di disinfezione di ca. 5/20minuti e, grazie a sensori infrarossi, videocamere e un sistema di people recognition, si arresta automaticamente in presenza di persone prossime all’area in fase di trattamento. La gestione del sistema PHS si avvale anche di un’interfaccia semplice ed intuitiva mediante un tablet PC intelligente e un’app, che consentono il monitoraggio da parte di un operatore abilitato. Non è richiesta alcun tipo di manutenzione, se non la regolare sostituzione delle lampade.

Impatto ambientale zero

Pro Health System è un sistema non solo efficace per la sanificazione ma anche ad impatto ambientale zero dato che non utilizza sostanze chimiche ma si basa su principi di disinfezione del tutto naturali. Inoltre la validità dei principi che impiega è confermata anche da autorevoli organizzazioni: a raccomandare l’irradiazione germicida ultravioletta come strategia per  affrontare la trasmissione della malattia COVID-19 è nientemeno che la American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers (ASHRAE).

Campi di applicazione

Le caratteristiche di sicurezza ed efficacia di Pro Health System lo rendono il dispositivo ideale per la sanificazione di vari tipi di ambiente. Il sistema può essere utilizzato in strutture ospedaliere, per evitare la trasmissione di pericolosi batteri o virus, nonché all’interno di industrie alimentari e farmaceutiche, per disinfettare le zone di produzione e confezionamento di prodotti, oppure all’interno di mense, aree ludiche e ricettive comuni, imprese di pulizie, istituti scolastici, metropolitane, aeroporti, vagoni ferroviari, ambulanze e ogni spazio che preveda l’uso promiscuo di un’area.

ROBOT PER SANIFICARE

Una tecnologia, tre diversi modelli:

Tecnologia italiana contro il COVID-19Il PHS-M è la più recente tecnologia di sanificazione degli ambienti a raggi UV-C a onda costante, progettata appositamente per tutte le aree ospedaliere e ambienti sanitari. Incorpora caratteristiche di design uniche massimizzando l’irraggiamento dell’energia dei raggi UV-C e sfruttando l’azione combinata dell’ozono. La piattaforma robotica è caratterizzata da un sistema di guida autonomo, che rende il sistema perfetto per la disinfezione di ogni spazio operativo. Il PHS-M ha un’altezza di 1.650 millimetri e una larghezza di 580 millimetri, mentre la lunghezza è di 890 millimetri; il suo peso totale è di 175 chilogrammi. Per quanto riguarda la batteria, la durata media è di 8 ore (di lavoro continuativo); i tempi di ricarica si attestano invece in circa 3 ore. Le dimensioni del bulbo tubolare sono di 15 millimetri di diametro e 843 di lunghezza, con una potenza di 41W ciascuno.
La tecnologia Pro Health System applicata nel PHS-M si declina in altri due robot per la sanificazione nati dalla collaborazione tra le due aziende K.L.A.IN. Robotics e Autognity: il PHS-S e il PHS-P.

 

 

 

 

 

 

Il PHS-S si fonda sulla mappatura ambientale per fornire una dose germicida rapida ed efficace di energia UV-C a onda continua uccidendo germi e agenti patogeni quando e dove è richiesto. È intelligente e molto più efficiente rispetto ai metodi tradizionali di pulizia.

Il PHS-P è il più piccolo e potente sistema di disiniezione a raggi UV-C per ambienti presente in commercio. Per le sue dimensioni è ideale per la sanificazione di spazi ristretti quali ambulanze e teatri operativi critici, che necessitano specialmente di bonifica preliminare antecedente l’ingresso di operatori specializzati nell’area di intervento.

focus – Il MiR: disinfezione…in movimento

MiR200Tra le tecnologie usate nel Pro Health System il MiR assume particolare importanza. Si tratta di un robot mobile sicuro ed economico che automatizza rapidamente il trasporto e la logistica interna. Il robot ottimizza i flussi di lavoro, limitando la presenza di personale e aumentando la produttività, riducendo inoltre i costi di gestione. Il robot si muove in sicurezza tra persone evitando ostacoli, attraverso porte e ascensori, con l’ausilio di sensori e telecamere integrati. Grazie a uno smartphone, un tablet o un computer connesso alla rete è possibile rendere ancora più efficiente il dispositivo.

 

“Il Corriere della Sera”, 10 Aprile 2020

Tecnologia italiana contro il COVID-19

In un momento storico eccezionale in cui siamo profondamente preoccupati dai livelli allarmanti di diffusione e gravità e di inazione che caratterizzano il COVID-19 come una pandemia, K.L.A.IN. Robotics ha ricercato in Autognity l’alleanza strategico-operativa per concepire sistemi volti al contenimento del rischio biologico partendo dai principi di infettività, patogenicità e trasmissibilità per contrastare microorganismi dotati di particolare virulenza attraverso dispositivi efficaci che possano neutralizzare agenti biologici, riducendone le modalità trasmissive.

Le due aziende si stanno occupando di prevenzione della contaminazione e aumento della sicurezza tramite il controllo delle trasmissioni incrociate, mediante il trattamento delle superfici e dell’aria all’interno degli ambienti. Il sistema, denominato PHS, combina l’effetto dell’irraggiamento ultravioletto a quello della diffusione dell’ozono.

Nel sistema proposto, dispositivi UV a bassa pressione, con funzione “germicida”, sfruttano luce UV-C per ottenere la rapida sterilizzazione di batteri, muffe, funghi, virus e microrganismi sia in aria che in acqua. Infatti, in questa tipologia di dispositivi, circa il 40% di energia elettrica è convertito direttamente in radiazioni UV-C con emissione monocromatica a 254 nm per l’azione germicida e a 185 nm per favorire processi di ossidazione delle superfici. Il sistema include inoltre generatori di ozono che impiegano componenti UV a bassa pressione ai vapori di mercurio.

L’ozono è un forte agente ossidante che, reagendo con una moltitudine di composti organici, disinfetta aria ed acqua; inoltre, è anche un deodorante altamente efficiente in grado di sterilizzare completamente ambienti e superfici da muffe e batteri presenti nell’aria. Vetro di quarzo sintetico consente di ottenere una maggiore efficienza di trasmissione UV a 185 nm. A valle del processo di disinfezione, un sistema addizionale provvederà a rimuovere l’ozono residuo presente nell’ambiente riportandolo ai livelli naturali.

Peraltro, la American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers (ASHRAE) raccomanda l’irradiazione germicida ultravioletta come strategia per affrontare la trasmissione della malattia COVID-19 (ASHRAE 2020).

Il sistema PHS si declina in tre modelli

PHS-M è la più recente tecnologia di disinfezione di superfici integra caratteristiche di design uniche che riducono le zone d’ombra e si combina con l’ozono. Alloggiata su un veicolo a guida autonoma MiR è adatta alla disinfezione di ogni spazio operativo.

PHS-S è un sistema di disinfezione ad alto rendimento che utilizza l’esclusiva tecnologia di mappatura ambientale per fornire una dose germicida rapida ed efficace di irraggiamento UV-C, uccidendo germi e agenti patogeni quando e dove è richiesto. È intelligente e rimuove completamente l’inefficacia della pulizia regolare.

PHS-P è il sistema di taglia più contenuta della gamma che, grazie alle sue dimensioni, è ideale per la sanificazione di spazi ristretti, difficilmente accessibili o teatri operativi che necessitano di disinfezione prima dell’ingresso di operatori specializzati.

PHS è ideale per la disinfezione di ospedali, cliniche e uffici, ambulanze, centri benessere, palestre, cliniche veterinarie, case di cura, strutture di assistenza assistita, strutture di assistenza acuta a lungo degenza, strutture di assistenza all’infanzia, camere d’albergo, toilette pubbliche, Università, centri di detenzione, rifugi per senzatetto, magazzini, impianti di produzione, cucine di ristoranti, aree di preparazione e lavorazione degli alimenti, caserme militari, navi da crociera, stazioni ferroviarie, aeroporti, metropolitane, taxi e autobus per il trasporto pubblico, laboratori di analisi, centri di stoccaggio rifiuti e molto altro. Con PHS, la ricerca continua ed apre nuovi scenari per tecnologie human centered.

Crediamo che la salute degli altri sia anche la nostra. Scoprire come le nuove frontiere della disinfezione cambieranno le nostre vite è possibile visitando il sito www.phs-uv.com.

 

“Il Sole 24 Ore”, 7 aprile 2020

 

Tecnologia italiana contro il COVID-19

Tecnologia italiana contro il COVID-19

Tecnologia italiana contro il COVID-19

La tecnologia PHS che combatte il Coronavirus

Un’alleanza strategico-operativa ha dato vita a un sistema volto al contenimento del rischio biologico: quella tra K.L.A.IN. Robotics e Autognity, due aziende che si sono poste l’obiettivo di contrastare i microorganismi dotati di particolare virulenza. Tutto ciò viene fatto attraverso dispositivi PHS efficaci che possano neutralizzare gli agenti biologici, riducendone le modalità trasmissive. Si tratta di un lavoro che previene la contaminazione e al tempo stesso aumenta la sicurezza, tramite il controllo delle trasmissioni incrociate e mediante il trattamento delle superfici e dell’aria all’interno degli ambienti.

LE CARATTERISTICHE del phs

In un momento storico in cui purtroppo la pandemia di Covid-19 è diventata la protagonista delle vite degli esseri umani in tutto il mondo, tecniche di sanificazione all’avanguardia possono risultare decisive per la prevenzione e il contenimento del virus. La risposta di K.L.A.IN e Autognity è nel sistema denominato PHS, che combina l’effetto dell’irraggiamento ultravioletto a quello della diffusione dell’ozono. PHS sta per Pro Health System: questa tecnologia utilizza raggi UV-C e ozono, generati da una lampada a scarica in vapore di mercurio a bassa pressione in grado di emettere radiazioni elettromagnetiche a corta lunghezza d’onda (UV-C), da 100 nm a 280 nm. Queste radiazioni possiedono un marcato effetto germicida: l’azione combinata dei raggi UV-C e dell’ozono, penetrando nelle pareti cellulari di batteri, virus e spore batteriche, danneggia il loro apparato riproduttivo, impedendone la proliferazione. L’ozono è infatti un forte agente ossidante in grado di disinfettare aria e acqua, ma anche di sterilizzare completamente ambienti e superfici da muffe e batteri presenti. La luce UV fornisce invece una rapida ed efficace inattivazione dei microrganismi, inibendone le capacità di proliferazione e infezione.

PHS PHS

PHS

Si tratta inoltre di un sistema che non impatta sull’ambiente, perché non prevede l’utilizzo di sostanze chimiche. Questa nuova tecnologia lavora completamente in autonomia e riduce le infezioni contratte in presidi ospedalieri sino al 34,2% attraverso cicli di disinfezione dai cinque ai 20 minuti. E senza trascurare la sicurezza: grazie a sensori infrarossi, videocamere e un sistema di people recognition, tutto si arresta automaticamente in presenza di persone prossime all’area in fase di trattamento. La gestione del sistema PHS si avvale anche di un interfaccia semplice e intuitiva mediante tablet e app, che consentono il monitoraggio da parte di un operatore abilitato.

DOVE SI APPLICANO

Anche la American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers (ASHRAE) raccomanda l’irradiazione germicida ultravioletta come strategia per affrontare la trasmissione del Covid-19. Motivo per il quale l’applicazione di questo sistema si presta a molteplici tipologie di ambienti: esso infatti può essere utilizzato all’interno di strutture ospedaliere, per evitare la trasmissione di pericolosi batteri o virus, nonché nelle industrie alimentari e farmaceutiche, per disinfettare le zone di produzione e confezionamento di prodotti. Si tratta di una soluzione ideale anche per le mense, le aree ludiche e ricettive comuni, imprese di pulizie, istituti scolastici, metropolitane, aeroporti, vagoni ferroviari, ambulanze e ogni spazio che preveda uso promiscuo di un area. Insomma, tutti quegli ambienti densamente popolati, dove il virus circola maggiormente.

CON IL PRO HEALTH SYSTEM LA SANIFICAZIONE È A RAGGI UV

PHS

Il PHS-M è la più recente tecnologia di sanificazione degli ambienti a raggi UV-C a onda costante, progettata appositamente per tutte le aree ospedaliere e ambienti sanitari. Incorpora caratteristiche di design uniche massimizzando l’irraggiamento dell’energia dei raggi UV-C e sfruttando l’azione combinata dell’ozono. La piattaforma robotica è caratterizzata da un sistema di guida autonomo, che rende il sistema perfetto per la disinfezione di ogni spazio operativo.

LE CARATTERISTICHE TECNICHE

Il PHS-M ha un’altezza di 1.650 millimetri e una larghezza di 580 millimetri, mentre la lunghezza è di 890 millimetri; il suo peso totale è di 175 chilogrammi. Per quanto riguarda la batteria, la durata media è di otto ore (di lavoro continuativo); i tempi di ricarica si attestano invece in circa tre ore. Le dimensioni del bulbo tubolare sono di 15 millimetri di diametro e 843 di lunghezza, con una potenza di 41 W ciascuno.

LE ALTERNATIVE

Oltre al PHS-M, la collaborazione tra le due aziende K.L.A.IN. Robotics e Autognity ha portato alla progettazione e alla realizzazione di altri due robot moderni e all’avanguardia, che sfruttano la stessa tecnologia: il PHS-S e il PHS-P. Il primo si fonda sulla mappatura ambientale per fornire una dose germicida rapida ed efficace di energia UV-C a onda continua uccidendo germi e agenti patogeni quando e dove è richiesto. È intelligente e molto più efficiente rispetto ai metodi tradizionali di pulizia. Il secondo invece è il più piccolo e potente sistema di disinfezione a raggi UV-C per ambienti presente in commercio. Per le sue dimensioni è ideale per la sanificazione di spazi ristretti quali ambulanze e teatri operativi critici, che necessitano specialmente di bonifica preliminare antecedente l’ingresso di operatori specializzati nell’area di intervento.

UNA SOLUZIONE ALL’AVANGUARDIA

MIR

Sono essenzialmente tre le tecnologie usate nel Pro Health System, a partire dal MiR, un robot mobile sicuro ed economico che automatizza rapidamente il trasporto e la logistica interna. Il robot ottimizza i flussi di lavoro, limitando la presenza di personale e aumentando la produttività, riducendo inoltre i costi di gestione. Il robot si muove in sicurezza tra persone evitando ostacoli, attraverso porte e ascensori , con l’ausilio di sensori e telecamere integrati. Grazie a uno smartphone, un tablet o un computer connesso alla rete è possibile rendere ancora più efficiente questo accessorio. L’altro strumento è la batteria agli ioni di litio, che funge da accumulatore eco-compatibile a ridotta manutenzione, vantaggio che la maggior parte di altri dispositivi non può rivendicare. È inoltre leggera e compatta, con un’alta densità di energia utilizzata per una grande varietà di prodotti. Ci sono infine le lampade UV-C a ozono, con le quali è assicurata una rapida sterilizzazione di aria e acqua. Circa il 40% dell’elettricità viene convertita direttamente in radiazione UV-C con emissione monocromatica a 254 nm per applicazioni germicide. L’ozono risulta essere uno degli agenti disinfettanti con la massima azione ossidante disponibile: reagisce a una moltitudine di composti organici ed è in grado di disinfettare sia l’aria che l’acqua.

 

“La Repubblica”, 6 Aprile 2020

Ford Spagna, Robot MiR per ottimizzare l’intralogistica

Lo stabilimento Ford di Valencia si estende su una superficie di 300.000 m² e al suo interno vengono prodotti giornalmente 2.000 veicoli. Questa enorme azienda è riuscita ad ottimizzare la propria logistica interna grazie a tre robot MiR.
Pepe Pérez, Corporate Communications Manager di Ford Spagna, ha raccontato l’implementazione e l’impatto dell’utilizzo dei robot mobili collaborativi per la distribuzione di materiali industriali.

I robot MiR effettuano consegne puntuali per mantenere costante la produzione

La produzione nell’impianto Ford è altamente automatizzata grazie all’impiego di diversi robot industriali come elementi chiave. Per mantenere costante la produzione di Ford è necessario rifornire le diverse stazioni robotizzate di componenti e attrezzature industriali per la saldatura. Tuttavia, prima dell’implementazione dei robot MiR, questo processo veniva gestito manualmente e rappresentava un compito ripetitivo e dispendioso per i dipendenti. Pertanto Ford ha acquistato il primo robot autonomo collaborativo MiR100, che consegna puntualmente i pezzi di ricambio all’impianto di produzione. Quest’ultimo è stato ribattezzato “Survival“, perché sopravvissuto in un ambiente molto ostile. Il robot mobile è stato programmato per imparare l’intera mappa dell’impianto e, grazie anche ai sensori di cui è dotato, evita ostacoli imprevisti ed è in grado di modificare il proprio percorso o fermarsi quando necessario, lavorando in sicurezza al fianco del personale.

L’azienda ha introdotto nell’impianto di Valencia altri due robot MiR poco dopo il primo.

Gli ambienti complessi necessitano di una navigazione autonoma

Uno dei motivi principali che ha portato alla scelta del robot MiR è stata la flessibilità, resa possibile grazie al sistema di navigazione autonomo della navetta. Questi robot non necessitano di elementi esterni, come segnali luminosi, magneti o guide a pavimento: semplicemente mappano l’area dell’impianto dove devono operare ed iniziano a lavorare. Secondo i dipendenti Ford, un altro fattore importante è stato la facilità d’uso: il robot è configurato in modo che possa essere utilizzato da chiunque, anche per chi non ha familiarità con il mondo dei robot mobili collaborativi.

Al fine di adattare i Mobile Industrial Robots alle esigenze dello stabilimento, Ford ha deciso di dotarli di un sistema di scaffalature automatiche per accogliere materiali di diverso peso e dimensioni. Per evitare errori, l’apertura e la chiusura di queste slot è automatizzata, il che significa che gli operatori in ogni area hanno accesso solo ai materiali loro assegnati.

Questi robot MiR sono i primi robot mobili autonomi e collaborativi a essere utilizzati in un impianto di produzione Ford in Europa. A questo proposito, i risultati soddisfacenti di questi tre robot nella distribuzione della componentistica hanno permesso di aprire nuovi campi di applicazione all’interno dell’impianto, migliorando ogni aspetto dell’intralogistica.

 

Estratto da ‘Logistica Management” del 27 Dicembre 2019

Robot MiR "survival" in Ford
Robot MiR “survival” in Ford

Stera Technologies investe su soluzioni industriali hi-tech con MiR500

la filosofia di Stera Technologies: Robot mobili, fabbriche intelligenti e logistica flessibile

Sempre più aziende stanno mostrando grande interesse nell’implementazione di robot mobili all’interno delle proprie strutture. Un esempio di successo è Stera Technologies, produttore nordeuropeo a contratto di meccanica ed elettronica. Negli ultimi anni ha deciso di condurre un processo di automazione dei propri stabilimenti per aumentare la produttività e rimanere competitiva sul mercato. Il progetto ha portato il numero di robot impegnati nella produzione industriale da 13 a 26 unità.

Questa implementazione ha però generato un problema logistico: la consegna del materiale, effettuata dal personale, non riusciva a tenere il passo con le celle di produzione automatizzate. Per evitare tempi morti nel flusso produttivo ed effettuare il trasporto delle componenti tra il magazzino e la produzione, Stera ha deciso di impiegare il robot mobile autonomo MiR500, di Mobile Industrial Robots. Così facendo, ha dimostrato di essere un’azienda versatile e in grado di adattarsi rapidamente a ogni cambiamento.

Per muoversi, questa tecnologia utilizza sensori e mappe precaricate. Non necessita di costosi interventi all’interno della struttura, indispensabili invece per implementare un tradizionale veicolo a guida automatica (un AVG). Con una capacità di 500 kg e la possibilità di spostare 10 differenti tipi di pallet e gabbie, il MiR500 si è perfettamente integrato nell’azienda e collabora ora con addetti e carrelli elevatori, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Quando Stera ha investito in questa soluzione, ha dimostrato come l’implementazione del robot mobile ha permesso ai lavoratori di svolgere compiti più importanti e di aumentarne il numero. Dall’inizio del progetto di automazione, Stera ha notevolmente incrementato il proprio fatturato annuale. Ecco come l’implementazione del MiR500 è un esempio di successo che aiuta l’azienda a raggiungere i propri obiettivi.

L’adozione dei robot nelle strutture dell’azienda ha avuto un tale successo che è diventato il progetto pilota per altri impianti.

 

Fonte: Innovami.news 

MiR500 Stera Technologies MiR500 Stera Technologies